TYSHAWN SOREY - "The Inner Spectrum Of Variables" (2016)

Un doppio cd davvero notevole che si aggiunge non solo alla lunga lista di album di grande qualità editi da PI Recording, ma anche all’altrettanto cospicuo elenco di lavori di jazz attuale che si staccano in maniera sempre più netta dal jazz più canonico.

Nei solchi si respira un clima cameristico, a tratti quasi sognante, senza però disdegnare momenti più crudi. Leggendo le note di copertina ho le conferme delle suggestioni che la musica mi aveva suggerito: compaiono i nomi di Butch Morris e Anthony Braxton, si parla di improvvisazione ma anche di scrittura e visual cues, e in generale si fa riferimento a un’elasticità che è propria non solo della musica di questo album ma di molto buon new jazz di oggi, una duttilità che si percepisce nelle forme e nelle sonorità, ovviamente, ma che riporta anche alle necessità cui un certo approccio all’arte ci costringe: mente sgombra, niente pregiudizio, coraggio, voglia di mettersi in gioco.

Tyshawn è fortissimo, considerando che si cimenta anche come compositore e conductor. Batterista a suo agio in molti dei contesti tipici del jazz si oggi (basti pensare alle sue collaborazioni con il già citato Butch Morris, con Steve Coleman e con Steve Lehman), negli ultimi anni sembra aver optato per musica e drumming figli di un approccio libero, spesso passante per l'improvvisazione totale e pregno di magia e ritualità.

Spulciando la mia discoteca ritrovo Tyshawn in diversi album: Door del trio Fieldwork (2008), Demian As Posthuman di Steve Lehman (2005), On Meaning dello Steve Lehman Quintet (2007) e nei due dischi dell'ottetto del sassofonista newyorkese, Travail, Transformation And Flow (2009) e Mise En Abime (2014). Nel mio archivio digitale, invece, è presente in due cd: il suo Alloy (2014) e Harvesting Semblances And Affinities (2010) del grande Steve Coleman.

Complimenti!

 

 

MAJA S. K. RATKJE - "Crepuscular Hour" (2016)

Ho scoperto Maja Ratkje grazie al suo bellissimo Voice, album edito da Rune Grammofon nel 2002. Era un momento in cui cercavo una vocalist per uno dei miei lavori e l'ascolto di questa brava performer fu davvero illuminante. Frugo sugli scaffali e a nome di Maja ci ritrovo pure Music For Gardening realizzato nel 2008 in duo con l'elettronico Lasse Marhaug, interessante, potente e pure con un artwork fresco e simpatico.

Ho appreso dell'uscita di Crepuscular Hour da Boomkat, uno dei miei portali preferiti, luogo virtuale dove mi reco spesso per reperire musica fresca e davvero alternativa. Ne scrivevano meraviglie per cui me lo sono accaparrato digitalmente e ascoltato con grande gioia.

L'album è notevole. Si tratta del tipo di elettronica che preferisco, fatta eccezione forse per il fatto che nel cd non c'è praticamente traccia di ritmo (o almeno di un ritmo estrinsecato): musica metastilistica, indefinibile, rigorosa ma ribelle, oscura ma vitale. Mentre il magma sonoro si snoda mi vengono in mente Ligeti e Part, rimandi a certa musica del Novecento ma anche alla noise culture più intransigente e libera da paure. A momenti ci sento pure il Romitelli di An Index of Metal o Diamanda Galàs ma forse è perché si tratta di altri due artisti che mi piacciono da morire.

Musica da ascolto profondo, ad occhi chiusi e disponibilità all'abbandono si sé e all'accoglienza di nuove modalità di fruizione del suono.

MILFORD GRAVES & BILL LASWELL - "Space/Time - Redeption" (2014)

La figura di Milford Graves mi rimanda al momento in cui ho scoperto il free drumming afroamericano. Da un punto di vista di linguaggio e concezione ritmica credo che l'ascolto del batterismo associato alla libera improvvisazione, quello cioè non costituito da groove o pattern costruiti su griglie ritmiche di matrice matematica ma forgiato su pulsazioni, colori, timbri e un senso di timing ammorbidito e allargato, sia davvero fondamentale per estendere l'idea del proprio drumming.

Non ricordo come ho scoperto Milford ma mi viene spontaneo riportare alla mente La Batteria di Andrea Centazzo, libro edito nel 1982, in cui compare una foto di uno dei padri del free drumming mentre suona seduto su una sedia di plastica (approfitto per citare altri due volumi a firma Centazzo riguardanti la batteria, che stanziano da un bel po' sui miei scaffali: Il Batterista del 1984 e Smart Drumming del 1995).

Il cd è suggestivo e mistico e seppur la matrice batteristica riporta a qualche decennio or sono, l'ho ascoltato con piacere, anche solo per ossequio a uno dei primi veri sciamani della batteria. Belle anche le note vergate in accompagnamento alle singole tracce nonché un brevissimo scritto dello stesso Graves che definisce l'obiettivo che il musicista-mistico debba porsi al fine di dar forma a tutta una serie di istanze creative che non investano soltanto la sfera musicale e artistica ma si estendano anche a dimensioni ultraterrene.

Chiudo il post con le parole che aprono il capitoletto redatto da Bill Laswell a descrizione del drumming di Graves e della direzione musicale dell'album: "understanding the unique rhythmic thrust and fractured sonic patterns of Milford Graves's tribal matrix is like trying to synchronize raindrops. Time is lapsed, accelerated and finally erased. Time is that which ends. Upon entering the zone".

Buon ascolto.


PS: ho accompagnato la scrittura di questo post con l'ascolto di un vinile davvero mitico, Pieces Of Time del 1984in cui figurano tre protagonisti del free drumming (Andrew Cyrille, Famodou Don Moye degli Art Ensemble Of Chicago e, appunto, Graves) assieme a uno dei padri della batteria be bop, Kenny Clarke.

JEN SHYU & JADE TONGUE - "Sounds and Cries of the World" (2015)

Cd preso al volo, senza il minimo indugio. Jen Shyu fa da tempo parte dei combo di Steve Coleman e questo, almeno per me, garantisce su molte cose. In più, dietro i tamburi c'è Dan Weiss...

La musica è fresca, estremamente particolare. La voce è da sempre uno dei miei "strumenti" preferiti, è un elemento che sento quasi come indispensabile per l'elaborazione dei miei scenari sonici, sia che venga impiegata per il canto (in qualsiasi forma) che per la performance. Jen ha uno stile molto personale, asciutto e misterioso, e le linee vocali che disegna hanno un sapore particolare, assolutamente accattivante.

Dalle note del libretto apprendo che la musica di questo cd nasce da una serie di viaggi in Asia e sebbene il combo suoni in maniera personalissima, ritrovo alcuni elementi legati a le origini di questa brava e coraggiosa performer.

Consigliatissimo, specie per coloro cui interessi un approccio alla vocalità non-mainstream condito da un efficacissimo mix di contemporaneità di matrice occidentale e di spiritualità figlia di terre senz'altro meno prosaiche delle nostre.

ELLIOTT SHARP ORCHESTRA CARBON - "Syndakit" (1999)

Seguo Elliott Sharp da anni e ne apprezzo da sempre coraggio e intelligenza. Sui miei scaffali già c'erano diversi suoi lavori (Figure Ground del 1997, Do The Don't del 2002, String Quartets 1986/1996 del 2003 e Plays The Music Of Thelonious Monk del 2006) ma questo cd doveva essere mio, attirandomi sia per l'organico esteso che per la grafica e il packaging.

Musica potente, tosta, visionaria. Colori e scenari figli di una militanza sonica che mi attira e mi affascina in maniera viscerale. C'è spazio per il suono, senza manfrine. Si va nel profondo e la musica ha la possibilità di svilupparsi secondo vettori che mi viene da definire "sinceri", o quanto meno fedeli a una determinata concezione del suono e della sua organizzazione.

Qualche anno fa ho avuto l'opportunità di ospitare Elliott in uno dei miei cd e ne ho apprezzato, oltre alla maestria nella creazione di sonorità profonde e originali, la grazia e la gentilezza, unite a un'intelligenza fuori dal comune ed a uno spirito critico acuto e militante.

Da ascoltare, per chi desideri un viaggio in una dimensione sonica grintosa e personale!

DAN WEISS - "Sixteen" (2016)

Un disco magnifico, intenso e originale, meravigliosamente mai ruffiano.

Ho scoperto Dan Weiss grazie al suo Tintal Drumset Solo del 2005. Nel maggio del 2006 uno dei miei cd, Drawing - Opus 2: Paul Klee è stato recensito Cd Of The Month sul magazine statunitense Modern Drummer (vedi qui e qui) e per comprendere bene la qualità di questo tipo di riconoscimento sono andato a cercare quali altri album fossero stati recensiti in quel modo: fra cd di leggende del jazz (Miles Davis e Buddy Rich), di up'n'comers come Jon Theodore con The Mars Volta e di maestri come Terry Bozzio, nel numero di Dicembre 2005 c'era appunto questo lavoro di Dan, che mi sono subito procurato. Ho scoperto un drummer intelligente, pensante, colto e originale, perennemente teso verso la costruzione di uno stile personale, verso la cui formazione concorreva anche il suo essere un tablista.

Sixteen fa il paio con il suo predecessore, Fourteen uscito nel 2014 (che ho in versione digitale), e ne è prosecuzione naturale. Musica densa, stratificata, mai banale, in perfetto equilibrio fra istinto e razionalità organizzativa, pregna di istanze, ispirazioni, riferimenti. Ritmicamente e coloristicamente ricchissimo, il disco vive anche di scarti improvvisi, di virate timbriche e linguistiche di cui straordinario complice è un Matt Mitchell stavolta anche alle tastiere.

Da ascoltare a orecchie (e anima) spalancate!


PS: sempre a firma Dan Weiss consiglio anche Now Yes When del 2006, anch'esso sui miei scaffali.

CHES SMITH - "The Bell" (2016)

Ho scoperto il drumming fluido e istintivo di Ches Smith in un concerto di Snakeoil, uno degli ultimi combo del grande Tim Berne, di cui sono fan sfegatato. Dopo la performance dal vivo i due album della band, Snakeoil (2012) e Shadow Man (2013), sono subito finiti nel mio archivio digitale!

Il cd è bello, ovviamente. Craig Taborn e Matt Maneri sono partner eccellenti, di livello creativo assoluto. L'album regala scenari sonori particolari e raffinati, grazie anche agli eccellenti standard di registrazione tipici dell'ECM. L'unica riserva, a mio avviso, è che il disco suona un po' troppo... ECM, appunto. Per quello che ho potuto ascoltare, molte attuali produzioni della storica etichetta tedesca tendono ad avere un suono d'insieme molto simile fra loro, ma magari è solo una mia impressione.

Disco sicuramente da ascoltare, anche per i notevoli spunti cameristici di cui il trio si rende fautore, e per un batterismo melodico, colto ed estremamente compositivo.


PS: menziono Tim Berne, uno dei miei compositori preferiti, e mi ritrovo a rovistare sugli scaffali. Impossibile non elencare i titoli che posseggo, tutti album bellissimi e profondamente influenti. Eccoli: 

con CAOS TOTALE - Pace Yourself (1991) e Nice View (1994)

con BIG SATAN - Souls Saved Hear (2004) e Live Incognito (2006)

con HARDCELL - The Shell Game (2001), Hardcell Live (2004) e Feign (2005)

con BLOODCOUNT - Lowlife (1995), Unwound (1996), Saturation Point (1997) e Seconds (2007)

con SCIENCE FRICTION - Science Friction (2002) e The Sublime And. (2003)

con COPENHAGEN ART ENSEMBLE - Open, Coma (2001)

a suo nome - Fractured Fairy Tales (1989), The Sevens (2002)

 

...e persino un vinile!! - Miniature, con Joey Baron e Hank Roberts (1988)

STEVE COLEMAN - "Harvesting Semblances And Affinities" (2010)

Bellissimo, ovviamente.

Steve Coleman è uno dei giganti del Jazz contemporaneo, uno di quei musicisti che un linguaggio lo ha inventato per davvero, influenzando un'enorme fetta del New Jazz pensante di oggi.

Lo seguo e ammiro da sempre. A parte il fatto che ho avuto l'opportunità di suonarci nel 1995, il primo suo cd che acquistai fu il disco d'esordio dell'M-Base Collective, Anatomy Of A Groove del 1992. Da lì in poi la sua musica (e la sua concezione ritimico-formale) sono state sempre un punto di riferimento, una ventata di aria fresca ma allo stesso tempo un potentissimo veicolo di idee, istanze di militanza e vera creatività.

Spulcio gli scaffali e, ben ordinati accanto al disco sopra citato, ci ritrovo Drop Kick (1992), Curves Of Life (1995), Def Trance Beat (1995), The Sonic Language Of Myth (1999), Resistance Is Futile (2001), On The Rising Of The 64th Paths (2002), Weaving Symbolics (2006) e Invisible Paths: First Scattering (2007): insomma, una vera manna di musica eccezionale, di quella che ha segnato un'epoca.

Harvesting Semblance and Affinities, cd del 2010 che ho acquistato digitalmente assieme a Synovial Joints del 2015, non fa assolutamente eccezione a quanto riportato sopra: è musica tosta, profonda, autentica, radicata in una modernità di cui è espressione davvero efficace. Stratificate e organizzate fino al midollo, le composizioni di Steve sono ancora una volta opportunità imperdibile per apprezzare le qualità dei drummers che si siedono sullo scottante sgabello delle varie formazioni del genio di Chicago. Stavolta tocca a Tyshawn Sorey e a Marcus Gilmore che ovviamente rispondono alla grandissima.

Da ascoltare prima possibile!