STEVE COLEMAN - "Harvesting Semblances And Affinities" (2010)

Bellissimo, ovviamente.

Steve Coleman è uno dei giganti del Jazz contemporaneo, uno di quei musicisti che un linguaggio lo ha inventato per davvero, influenzando un'enorme fetta del New Jazz pensante di oggi.

Lo seguo e ammiro da sempre. A parte il fatto che ho avuto l'opportunità di suonarci nel 1995, il primo suo cd che acquistai fu il disco d'esordio dell'M-Base Collective, Anatomy Of A Groove del 1992. Da lì in poi la sua musica (e la sua concezione ritimico-formale) sono state sempre un punto di riferimento, una ventata di aria fresca ma allo stesso tempo un potentissimo veicolo di idee, istanze di militanza e vera creatività.

Spulcio gli scaffali e, ben ordinati accanto al disco sopra citato, ci ritrovo Drop Kick (1992), Curves Of Life (1995), Def Trance Beat (1995), The Sonic Language Of Myth (1999), Resistance Is Futile (2001), On The Rising Of The 64th Paths (2002), Weaving Symbolics (2006) e Invisible Paths: First Scattering (2007): insomma, una vera manna di musica eccezionale, di quella che ha segnato un'epoca.

Harvesting Semblance and Affinities, cd del 2010 che ho acquistato digitalmente assieme a Synovial Joints del 2015, non fa assolutamente eccezione a quanto riportato sopra: è musica tosta, profonda, autentica, radicata in una modernità di cui è espressione davvero efficace. Stratificate e organizzate fino al midollo, le composizioni di Steve sono ancora una volta opportunità imperdibile per apprezzare le qualità dei drummers che si siedono sullo scottante sgabello delle varie formazioni del genio di Chicago. Stavolta tocca a Tyshawn Sorey e a Marcus Gilmore che ovviamente rispondono alla grandissima.

Da ascoltare prima possibile!