Raul Catalano - LA FILOSOFIA DI HAN BENNINK (2015)

Acquisto questo agile volume in coppia con quello dedicato a Zappa e Adorno di cui scrivo nel post successivo, attirato come da un magnete dalla possibilità di leggere ancora di improvvisazione, stavolta però direttamente dalle parole di un drummer iconico e anticonformista: Han Bennink. 

Seguo Han con divertito trasporto da molti anni, ricordo le sue performance di una master class cui partecipai, nel 1995 a Ravenna, nell'ambito dei mitici seminari della rassegna Mister Jazz: intelligente, grintoso, assolutamente convinto della propria strada e dei propri mezzi, fu davvero ispirativo e coinvolgente!

La lettura di testi dedicati all'improvvisazione è qualcosa che forse tutti i musicisti dovrebbero prima o poi fare, indipendentemente dal genere musicale che prediligono. Per me, il cui viaggio nella musica è iniziato con il Rock e successivamente con la Fusion, generi entrambi piuttosto architettonici, la scoperta dell'improvvisazione cosiddetta "totale" è stato davvero un passo fondamentale, per il linguaggio, certo, ma anche per tutta una serie di aperture a significati spesso anche meta-musicali. Mi fiondo davanti ai miei scaffali ed estraggo quattro testi sull'argomento: il proverbiale e direi quasi indispensabile L'Improvvisazione di Derek Bailey (1980), il fascinoso Free Play di Stephen Nachmanovitch (1990), i più recenti lavori di Davide Sparti Suoni Inauditi (2005) e L'Identità Incompiuta (2010, bella la definizione che l'autore fa dell'improvvisazione: "forma di agire generativo") e l'interessante All'Improvviso (2010) di Walter Prati, ricco di spunti e percorsi performativi.

La lettura del lavoro di Catalano è piacevole e veloce, complice forse anche l'aver rispolverato per l'occasione un vinile della mitologica etichetta FMP, Schwarzwaldfarht del 1977, con Bennink e Peter Brotzmann impegnati nei meandri della foresta nera in musica che mi rimanda ad anni di militanza sonica senza compromesso alcuno. Condivido in pieno la premessa del libro, che vuole l'improvvisazione come una pratica non accademica (e aggiungo io, da non accademizzare troppo) e, sfogliando, scopro dell'esistenza di una biografia semi-ufficiale (anche se in olandese, idioma a me al momento ignoto). Tanti dischi elencati, poi, lavori di cui Han è stato motore e tavolozza, album che ho ascoltato, negli anni, con grande interesse e ammirazione per musicisti coraggiosi animati da uno spirito sincero e autenticamente iconoclasta.

Chiudo volentieri riportando una delle citazioni d'apertura del libro, a firma Friedrich Nietzsche, con cui è difficile che chi fa musica non sia d'accordo: se il filosofo dice che nella natura animata e inanimata c'è una volontà che è assetata di esistenza, il musicista aggiunge: e questa volontà vuole, in tutti i gradi, un'esistenza sonora.

Buona lettura!