Vincenzo Martorella - STORIA DELLA FUSION (2015)

Appena l'ho visto sugli scaffali di una libreria, l'ho preso senza il più piccolo indugio.

Ho amato molto la Fusion, è stata probabilmente il primo genere musicale che ho trovato davvero funzionale alla mia crescita di batterista. Nascendo dal Rock e trovando determinate sonorità ed altrettanti approcci batteristi piuttosto naturali (in questo forse aveva ragione Stan Getz quando diceva che la musica ascoltata in un preciso periodo della propria vita ce la portiamo dentro per sempre), imbattermi nella musica di Chick Corea Elektric Band, di Yellowjackets, di Steps Ahead, di Don Grolnick, di Bill Meyers, ha voluto dire aprirmi a un universo ritmico e formale davvero nuovo, nell'attesa della scoperta del Jazz avvenuta, per me, qualche anno dopo.

Il libro mi piace, ricco com'è di spunti e riferimenti musicali e biografici, e, cosa che conferisce al lavoro una certa freschezza, privo di quella puzza sotto al naso in cui ci si imbatte quando qualcuno che si occupa di Jazz scrive anche di Fusion (di Martorella posseggo anche un bel libro dedicato ad Art Blakey, Il Tamburo e L'Estasi del 2003).

Siamo tutti abbastanza d'accordo sul fatto che molta musica fatta in un certo periodo sia tutt'altro che memorabile ma, approfittando di queste pagine e ritornando ad ascoltare qualche cd, ce n'è anche di buona e di davvero ben suonata. Inutile stilare l'elenco dei drummers protagonisti della stagione d'oro della Fusion: si tratta di nomi difficilmente contestabili, musicisti che hanno influenzato generazioni di batteristi di ogni genere.

Ho sorriso compiaciuto prendendo coscienza che la stragrande maggioranza dei dischi elencati nel libro non solo li conoscevo e li avevo ascoltati ma hanno fatto pure parte della mia collezione. Molti sono ancora lì, ben ordinati. Altri, in cd e in vinile, li barattai anni addietro, in cambio di dischi di Jazz e musica elettronica che sentivo più urgenti.

Da leggere!