STRUMENTAZIONE

"Lo strumento che sto attualmente suonando è una SONOR SQ2 con fusti maple light, set che costituisce lo step 6.0 dell'evoluzione dell'idea di Scultura Sonora/Macchina Vivente che ho denominato THE METALANGUAGE UNIT e alla quale lavoro dal 1995" [qui uno scritto con alcune foto dei primi cinque step evolutivi e qui un'intervista dedicata a TMU]".

"...sono belle pure le scatole…"

"E' uno strumento davvero fantastico, come peraltro tutti quelli di fabbricazione SONOR costruiti dalla fine degli anni Settanta fino a quelli che oggi sono considerati al top della loro linea di produzione. Qualitativamente eccellente, sia dal punto di vista della costruzione che della finitura, possiede un suono magnifico, caldo e ricco di armonici, connotato, allo stesso tempo, da un timbro riconoscibile (altra caratteristica SONOR che amo da sempre) ma anche assolutamente customizzabile".

"Mi piace il fatto che sia un mix di tradizione (di fatto, nella sua essenza, è una batteria standard) e di modernità, un esempio virtuoso di tutto quel know how che può convergere in un oggetto "musicante" di oggi, frutto dell'interazione creativa fra l'uomo e le macchine, fra psiche e techne".

"Sebbene non sia un vero e proprio collezionista posseggo sette drumkit SONOR: oltre alla SQ2 ho infatti una Designer, una Signature, due Hilite, una Sonorlite e una Phonic. Lo strumento che ha acceso la passione per SONOR è stato una Hilite acquistata nel 1990, con la quale ho cominciato a fare le prime sperimentazioni sonore (qui sotto una foto della prima versione di THE METALANGUAGE UNIT), frutto inizialmente di semplici modifiche del set up strumentale che sono poi diventate una vera e propria procedura creativo-assemblativa".

Qui il sito ufficiale SONOR.

Una performance del 1995 con TMU versione 1.0

 

"I piatti e le percussioni metalliche che fanno parte di THE METALANGUAGE UNIT sono un mix di strumenti UFIP, HAMMERAX e Steve Hubback".

"Con UFIP ho il piacere e privilegio di collaborare dal 1991 e ho sviluppato con loro un rapporto di amicizia sincera e fraterna. Luigi e Damiano Tronci sono stati una presenza costante nel mio percorso attraverso la musica e la percussione, infondendomi l'entusiasmo e il desiderio di esplorare in profondità l'universo dei timbri e dei colori percussivi. Negli anni abbiamo lavorato a numerosissimi prototipi nonché a svariate soluzioni atte a integrare le percussioni metalliche nel drumset. Sono artigiani eccezionali ed è davvero impossibile quantificare in poche parole l'influenza che hanno avuto su di me e sulla mia musica e, ovviamente, ringraziarli abbastanza".

Qui il sito ufficiale UFIP.

 

"Qualche anno fa ho scoperto gli strumenti HAMMERAX trovandoli davvero ideali per il tipo di sonorità che cercavo. Da tempo infatti lavoravo alla preparazione dei piatti, nel senso cageano del termine ma anche tenendo in mente le sonorità africane e asiatiche. Questi magnifici strumenti mi sono sembrati un ottimo trait d'union fra il piatto e la percussione metallica, portando in sé sia un timbro personalissimo che potenti valenze visuali e simboliche, caratteristiche perfette per la mia concezione di drumset inteso come scultura sonora".

Qui il sito ufficiale HAMMERAX. Di seguito una galleria fotografica degli strumenti HAMMERAX di Alessio, nelle immagini di Lorenzo Desiati.

 

"Mi sono avvicinato agli strumenti di Steve Hubback per lo stesso motivo per cui ho scoperto UFIP e HAMMERAX: il desiderio di sonorità moderne e personali. I lavori di Steve sono davvero unici, frutto di un'eccezionale capacità di lavorare il metallo sia per la creazione di suoni unici che per la forgia di forme visivamente potenti. Posseggo vari strumenti a firma Hubback: gong, campanelli, piccoli tam con forme particolari, alcuni integrati su THE METALANGUAGE UNIT, altri utilizzati a sé. L'aver suonato le percussioni di Steve mi ha anche permesso di comparire sul prestigioso magazine statunitense Modern Drummer (qui)".

Qui il sito ufficiale di Steve Hubback.

 

 


BATTERISTI, LIBRI E DISCHI PREFERITI

"Mi vengono spesso chieste quali sono le mie preferenze in termini di batteristi, quelli che più mi hanno influenzato o anche soltanto quelli che mi piace ascoltare, di libri o metodi riguardanti la batteria o le percussioni e dei dischi che più hanno influito sul mio percorso di musicista".

 

"Parlando di batteristi mi viene naturale dividere le mie preferenze in tre categorie: quelli che definirei gli stilisti, coloro cioè che grazie a un personalità particolarmente spiccata mi hanno ispirato a lavorare su me stesso, gli all-time favorites, i primi che ho amato e che, conseguentemente, amerò sempre, e i batteristi contemporanei che catturano la mia attenzione e ammirazione oggi.

STILISTI - Terry Bozzio, Pete Zeldman, Vinnie Colaiuta, Morgan Agren, Gary Husband, Jack DeJohnette, Bob Moses.

ALL-TIME FAVORITES - Neil Peart, Bill Bruford. Dave Weckl, Peter Erskine, Max Roach, The Animal di The Muppet Show.

TODAY FAVORITES - Zach Danziger, Jim Black, Deantoni Parks, Jojo Mayer, Keith Carlock, Antonio Sanchez, Moritz Mueller, Craig Blundell, Ari Hoenig, Jeff Ballard,Dan Weiss, Damion Reid, Glenn Kotche, Zach Hill, Ilan Rubin.

 

"La mia personale TOP FIVE dei libri che trattano l'argomento batteria, in ordine rigorosamente sparso".

Bill Bruford - THE AUTOBIOGRAPHY (Jawbone Press, 2009)

"Bill è Bill, e non ce n'è per nessuno. Intelligente, creativo, colto, profondo e dotato di senso dell'humour tipicamente british (il titolo del suo metodo, When In Doubt, Roll!, edito nel 1988 da Modern Drummer Publications, ne è un efficace esempio), è da sempre uno dei miei preferiti. Se si pensa che ha militato in Yes, Genesis e King Crimson, beh, si capisce di chi stiamo parlando. I suoi dischi da solista, poi, sono stupendi, fra tutti One Of A Kind, uscito per la EG/Polydor nel 1979, con un giovane, spettacolare Allan Holdsworth. Innovatore indomito, fautore di un batterismo profondamente concettuale ma sempre potente e ispirato, Bruford è davvero uno dei più grandi. L'autobiografia, uscita in occasione del suo ritiro dalle scene ufficiali (tristezza...), ne ricalca perfettamente le caratteristiche di uomo e musicista, senza tradire minimamente le premesse. Ricca di humour, intelligenza e succosi aneddoti davvero incredibili, è un libro da leggere per tutti coloro che hanno amato questo grande musicista. Memorabilia: diversi anni fa Bill venne a Firenze a tenere una breve clinic, nel pomeriggio che precedeva la performance con i suoi Earthworks. Ricordo con chiarezza che appena risuonarono le note di Hell's Bells sono quasi svenuto dall'emozione..."

 

Georges Paczynski - UNE HISTOIRE DE LA BATTERIE DE JAZZ - Tomes 1, 2 et 3 (Outre Mesure, 1997/2000/2005)

"Fra i libri dedicati alla storia e all'evoluzione della batteria questa trilogia del batterista e musicologo francese Georges Paczynski spicca per completezza e approfondimento. Alcuni estratti dell'imponente lavoro raccolto in questi volumi erano già stati pubblicati diversi anni fa, tradotti in italiano, dal magazine Blu Jazz: da maniacale topo di biblioteca me li raccoglievo tutti con cura e al momento dell'uscita del primo libro dell'Histoire di Paczynski sono finiti rilegati in un volumetto, avendo finalmente a disposizione un tomo vero e proprio. Quantità e qualità delle informazioni sono davvero eccellenti: le tante trascrizioni, le fotografie, le discografie e le bibliografie selezionate ne fanno testi che il batterista appassionato non può davvero non aver letto, accompagnando magari la lettura stessa a un ascolto dei brani analizzati e proposti".

"Sui miei scaffali è presente anche un altro bel libro di Paczynski, Rythme Et Geste (edito nel 1988 dalle edizioni parigine Zurfluh), dedicato alle origini del ritmo e risultante dalla tesi di dottorato dell'autore".

 

John Aldridge - GUIDE TO VINTAGE DRUMS (Centerstream Publishing, 1994)

"Il volume scritto da John Aldridge è probabilmente il mio preferito in materia di storia ed evoluzione della batteria intesa come agglomerato di strumenti e punto di arrivo di ingegni e innovazioni costruttive. Fra i numerosi libri pubblicati in materia dalla stessa Centerstream o dalla Rebeats, entrambe case editrici in area Not So Modern Drummer, il magazine statunitense che si occupa di vintage batteristico, la Guide di Aldridge ha il pregio di riassumere alcuni dei tratti più salienti dello sviluppo della batteria preso in esame dal punto di vista delle scoperte tecniche, dei brevetti, dell'evoluzione costruttiva in generale. Sui miei scaffali le monografie dedicate ai marchi storici della batteria compaiono numerose: Ludwig, Rogers, Slingerland, Gretsch e Leedy sono alcuni dei brand oggetto di pubblicazioni competenti e approfondite. Per chi ama conoscere gli aspetti legati allo sviluppo tecnico dello strumento tutti i molteplici e variegati volumi editi da Centesteam o da Rebeats sono assolutamente da non perdere".

"Un must anche l'apparizione di Aldridge nel bellissimo dvd di Daniel Glass intitolato Traps - The Incredibile Story of Vintage Drums, edito nel 2012". 

 

Roy Burns - THE BEST OF CONCEPTS (Modern Drummer Publications, 1993) 

"Più che al libro, che in realtà non posseggo, sono profondamente legato agli articoli che Roy Burns pubblicava sul magazine Modern Drummer in una rubrica mensile denominata "Concepts", che era la prima che mi divoravo appena la rivista mi arrivava via posta dagli States, articoli che poi costituiscono l'ossatura del libro in questione. Numerosi erano i punti che Burns sviscerava: d'altronde, oltre al suo curriculum, anche il suo aspetto lo rendeva davvero credibile nei panni del saggio maestro, con una bella barba candida e lo sguardo sveglio che me lo facevano assomigliare a un giovane druido o a un personaggio di qualche telefilm americano degli anni Settanta, magari un bravo e rassicurante dottore. Il primo articolo che lessi s'intitolava "The Natural Drummer" e figurava sul numero 97 di Modern Drummer, datato novembre 1987, la prima copia del magazine che ricevevo in abbonamento. Da quel momento la rubrica di Burns divenne per me un appuntamento fisso: conservo ancora un quadernetto su cui mi appuntavo con cura le riflessioni che la lettura di quelle righe facevano scaturire..."

 

Douglas Butler with Chris Trengove and Peter Lawrence - FULL MOON (Quill, 1981)

"Sebbene negli ultimissimi anni le biografie o le autobiografie dedicate ai batteristi siano in aumento, qualche anno addietro non erano poi così popolari. Fra quelle che mi ero accaparrato c'erano le bio di Earl Palmer (BackbeatSmithsonian Institute, 1999), di Hal Blaine (Hal Blaine And The Wrecking Crew, Mix Books, 1990), di Ringo Starr (Straight Man Or Joker?, Sanctuary, 1991) o di alcuni numi tutelari del jazz quali Gene Krupa (World Of Gene Krupa, Pathfinder, 1990), Buddy Rich (Traps, The Drum WonderOxford University Press, 1991), Lionel Hampton (Hamp, Amistad, 1989) e pochissimi altri.  Questa gustosa biografia dedicata a Keith Moon e realizzata da colui che era il suo tecnico di fiducia, Douglas Butler, è davvero fra le mie preferite, probabilmente perché ripensare alla sua lettura mi riporta a un periodo particolarmente fecondo del mio cammino di giovane musicista. E' evidente che se c'è un batterista il cui stile di vita si prestava alla narrazione, magari un po' romanzesca, era proprio Keith Moon e da questo punto di vista il libro non tradisce le attese. Ho recentissimamente letto che il libro è stato ri-edito, evidentemente era finito fuori pubblicazione. Da anni ben conservata sui miei scaffali c'è anche un'altra biografia dedicata a Keith che, sebbene più completa e professionale, su di me non esercita lo stesso fascino di quella un po' sdrucita di Butler: Dear Boy: The Life Of Keith Moonscritta da Tony Fletcher per Omnibus Press (1998)". 

 

 

 

"In materia di libri dedicati invece alla percussione ecco la TOP FIVE (in realtà è una TOP SIX...), sempre in ordine rigorosamente sparso".

Layne Redmond - WHEN THE DRUMMERS WERE WOMEN - A Spiritual History Of Rhythm (Three Rivers Press, 1997)

"Un libro magnifico. Un viaggio attraverso le figure mitiche e mitologiche di donne percussioniste. Ogni civiltà antica possedeva donne che, per dee, sacerdotesse o sciamane che fossero, suonavano strumenti a percussione, per la maggioranza tamburi a cornice o tamburelli con sonagli di vario tipo. Tutte le civiltà pre-cristiane si contraddistinguevano per la massiccia presenza di musica nei rituali sociali o religiosi e la percussione ne era al centro, spesso affidata a capaci e ispirate mani femminili. Layne Redmond è un'ottima suonatrice di frame drum, prima allieva poi collaboratrice di Glen Velez, e scrive con passione e rara competenza. Libro davvero consigliatissimo, anche per leggere delle numerose stupidaggini compiute dal cristianesimo antico, giunto persino a bandire il tamburello, a proibire il battesimo per i musicisti nonché a relegare la donna agli strati più bassi della società".

 

Steven Schick - THE PERCUSSIONIST'S ART - Same Bed, Different Dreams (University of Rochester Press, 2006)

"Acquisto recentissimo e davvero vincente, questo è uno dei migliori libri sulla percussione contemporanea che abbia mai letto. Un misto di storia della percussione moderna, di analisi del repertorio più attuale e di riflessioni sulla musica in genere, si fa leggere con gioia e passione e, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, fa conoscere molta musica per percussione scritta negli ultimi anni. Il libro è accompagnato da un cd che contiene le performance di alcune delle composizioni menzionate nelle pagine. Analisi musicale ed esecuzioni performative sono entrambe eccellenti. Da leggere".

 

Mickey Hart with Jay Stevens - DRUMMING AT THE EDGE OF MAGIC (Harper Collins, 1990)

Mickey Hart with Fredric Lieberman - PLANET DRUMS (Harper Collins, 1991)

"Acquistato a Los Angeles nel lontano 1995, Drumming At The Edge Of Magic è un libro magico per davvero. Mickey Hart è, assieme a Billy Kreutzmann, uno dei due batteristi dei Grateful Dead, gruppo che a essere onestissimo non conosco poi così tanto. Attraverso le pagine di questo libro emerge anche la sua passione per la storia della percussione in generale, descritta attraverso il cammino musicale dell'autore e sempre con un occhio di riguardo per gli aspetti magici, rituali e misteriosi. Impaginazione affascinante, belle foto, insomma: libro da avere".

"Fratello gemello di Drumming At The Edge Of Magic, Planet Drums ne ricalca abbastanza fedelmente le orme, iniziando dalla grafica e dall'impaginazione. Di formato leggermente più grande, si differenzia dal fratellino solo per la trattazione meno autobiografica. Sempre presenti, invece, storia, magia, spiritualità, ritualità. Tantissime foto, così come i disegni e le riproduzioni di dipinti".

 

Mark Coutts-Smith - CHILDREN OF THE DRUM - The Life of Japan Kodo Drummers  (Lightworks Press, 1997)

"Fatta eccezione per una breve introduzione scritta, il libro è la testimonianza fotografica del percorso di preparazione degli aspiranti candidati a far parte dei Kodo, il gruppo di percussionisti più importante del Giappone nonché uno dei più unici e suggestivi al mondo. La preparazione è durissima, fatta di esilio e fatica, e alla fine non tutti saranno accettati nelle fila dell'ensemble. Il bianco e nero delle foto rende ancora più affascinante apprendere del cammino di questi musicisti e del modo con cui interpretano il loro ruolo. Il rapporto con le arti marziali è, ovviamente, fortissimo, anzi, direi che è tutt'uno con la disciplina percussiva che caratterizza la tradizione musicale del Giappone. Da sfogliare, con assoluta soddisfazione".

 

James Blades - PERCUSSION INSTRUMENTS AND THEIR HISTORY (Faber and Faber, 1984)

"Una delle primissime opere dedicata alla storia degli strumenti a percussione, il libro di Blades è lettura indispensabile. Uno dei primi volumi del genere a comparire nella mia biblioteca specialistica, mi ritrovo ancora a sfogliarlo per puro piacere o a consultarlo quando necessario. Pubblicato per la prima volta nel 1970 e accompagnato da un'introduzione scritta da Benjamin Britten (!) è un viaggio metodico ed esauriente nel mondo della percussione, dalle sue origini fino alla strumentazione dell'orchestra sinfonica moderna, passando attraverso le culture percussive di ogni continente. Tante belle illustrazioni in bianco e nero (fra le quali una - fascinosissima - della prima esecuzione inglese de L'Histoire Du Soldat di Stravinsky, datata 1924) ne fanno un libro imperdibile, poco importa se il lettore è esperto o neofita".

 

"Scegliere alcuni dischi ritenendoli più rappresentativi di altri mi sembra qualcosa di quasi impossibile. Troppi sono sia gli ascolti da cui attingere sia le connessioni fra la musica che ho ascoltato e le varie fasi di vissuto musicale cui è associata. Dato però che me lo chiedono spessissimo ci provo comunque. Elenco i titoli differenziandoli in Life Changing, quelli il cui ascolto mi ha davvero cambiato la vita, e Today Favorites, gli album che in questi anni sono stati per me più significativi".

LIFE CHANGING:

  • Iron Maiden - The Number Of The Beast (1982)
  • Rush - Permanent Waves (1980)
  • Frank Zappa - The Man From Utopia (1982)
  • Allan Holdsworth - Secrets (1989)
  • The Chick Corea Elektric Band - The Chick Corea Elektric Band (1986)
  • Igor Stravinsky - Le Sacre Du Printemps (1913)
  • John Coltrane - Crescent (1965)
  • Clifford Brown/Max Roach - Clifford Brown/Max Roach (1954)
  • McCoy Tyner - The Real McCoy (1967)
  • Albert Ayler - Spiritual Unity (1965)
  • Terry Bozzio - Solo Drum [video] (1988) e Live In Concert (1998)
  • Pete Zeldman - Other Not Elsewhere (1991)
  • Lorenzo Brusci - Quadri di Schermo Vivo (1997) e Colazione con la Pietra (1997)
  • Steve Coleman - Black Science (1991) e The Tao of Mad Phat (1993)
  • Tim Berne - Science Friction (2002)
  • Diamanda Galas - You Must Be Certain Of The Devil (1988)
  • Scott Gibbons - Summa Tragedia (2007) e The Cryonic Chants (2008)

TODAY FAVORITES:

  • Meshuggah - Bleed (2008)
  • Morgan Agren - Shack Tati (2014)
  • Frank Zappa Dance Me This (2106)
  • Fausto Romitelli - An Index Of Metal (2003)
  • Dan Weiss Fourteen (2014) e Sixteen: Drummers Suite (2016)
  • Steve Lehman Octet Travail, Transformation and Flow (2009) e Mise En Abime (2014)
  • The Bad Plus - Give (2004) e The Bad Plus Joshua Redman (2015)
  • Plus music from Ari Hoenig, John Escreet, John Ellis, Dave King Trucking Company, Ben Monder, Tigran Hamasyan, Tim Berne, Steve Coleman, Chris Lightcap, Ben Wendl, Will Vinson,Maja Ratkje, Richard Chartier and many others.

INFLUENZE E ISPIRAZIONI

"Un altra domanda che mi viene posta spessissimo riguarda le mie influenze, quali sono cioè gli spunti, i riferimenti e le ispirazioni che mi ritrovo a tenere presente nel mio procedere artistico. Ne elenco alcune, sperando di essere abbastanza esauriente".

"Per ciò che riguarda la batteria e la percussione in generale ho già trattato l'argomento nei paragrafi precedenti, per cui evito di ripetermi. La musica che ascolto oggi, e che di fatto utilizzo sia come fonte ispirativa che come linimento per l'anima, è fondamentalmente legata al New Jazz e alla musica elettronica sperimentale. Dato che le etichette non mi piacciono preferisco elencare un po' di nomi di artisti la cui musica è spesso nei miei lettori. In ordine sparso: Tim Berne, Steve Coleman, Steve Lehman, Dan Weiss, Ben Monder, Vijay Iyer, Tigran Hamasyan, Matt Mitchell, The Bad Plus per il jazz; Scott Gibbons, Alva Noto, Ryoji Ikeda, Jacob Kirkegaard, Alvin Curran per la musica elettronica; Diamanda Galàs e Maja Ratkje per la musica vocale; gli spettralisti francesi (Gérard Grisey e Tristan Murail), alcuni compositori americani del secondo Novecento (Henry Cowell, Morton Feldman, Conlon Nancarrow, Harry Partch, Charles Ives) e un po' di altre cose per la musica cosiddetta classica (Fausto Romitelli, l'ultimo Frank Zappa, Gyorgy Ligeti); Meshuggah, Dillinger Escape Plan e Hella per il rock. In generale ascolto quanta più musica mi è possibile, sebbene ogni tanto abbia bisogno di fare un po' di spazio nella testa per elaborare la musica che desidero fare".

"Mi piace tenermi abbastanza informato su ciò che succede nel mondo, mi sembra che questo aiuti l'idea militante che ho del musicista. Fondamentale, però, è non farsi sopraffare dall'enorme quantitativo d'informazioni, considerato anche che quelle diffuse dai media mainstream sono sono quasi sempre profondamente negative. Uno dei miei veicoli di aggiornamento preferiti è il quotidiano Il Manifesto, sia nella versione cartacea che in quella on-line. Amo molto anche leggere e riporto in una sezione del mio blog (qui) alcuni scritti su testi trattanti la musica che mi sono piaciuti".

"Anche se mi sembra piuttosto ovvio dirlo, molte ispirazioni arrivano da ambiti extra-musicali: letteratura, poesia, filosofia, pittura, scultura, cinema, teatro, nonché dalle esperienze che ogni giorno mi trovo a vivere, nella musica e fuori da essa”.


PERCORSO STUDI E APPROCCIO ALLA MUSICA

"Mi sono avvicinato alla musica piuttosto tardi, a diciassette anni, e completamente da zero. Ho capito subito che sarebbe stata il mio destino e non è stato quindi un gran problema tuffarmici a capofitto. Ho fin da subito cominciato a seguire corsi strumentali e teorici e, ovviamente, a studiare tutto il giorno. Negli anni questo approccio si è dimostrato appassionante e funzionale, la mia formazione musicale a trecentosessanta gradi mi sostiene in ogni progetto musicale in cui mi avventuri".

"Ho in carniere studi di batteria, percussioni classiche ed etniche, pianoforte, armonia e arrangiamento, musica elettronica. Suono piccoli strumenti a fiato. Fin dai miei esordi di studente mi sono appassionato a metodi e libri, per cui oggi ho una biblioteca specialistica enorme, composta di centinaia di libri, metodi e video che trattano l'argomento batteria e percussione".

"Negli anni formativi ho suonato di tutto, dal rock al jazz, dalla fusion alla musica latina, dalla musica classica a quella contemporanea di stampo colto. A un certo punto ho sentito che dovevo concentrarmi su qualcosa di preciso, focalizzarmi su un genere musicale che convogliasse le istanze che percepivo più urgenti. Ho cominciato a lavorare sull'improvvisazione e sulla composizione estemporanea, fino a giungere a ciò che suono oggi: un mix di musica acustica ed elettronica, che realizzo sia con batterie e percussioni registrate ad hoc che con campioni archiviati nel mio data base sonoro. Dato che amo la filosofia e la militanza in generale tendo a permeare il suono di pulsioni creative ma pensanti, di spunti che a mio avviso concorrono a creare una società più molteplice, articolata e plurale".

"L'idea di una musica fisica, intensa, caratterizzata da coraggio e ferocia creativa, ma allo stesso tempo pensata, scolpita nei dettagli, frutto di un'immersione verticale e duratura è da sempre al centro dei miei pensieri e tutte le strategie compositive che elaboro vertono in tale direzione. Con queste premesse sto mettendo a punto anche un progetto di solo performance con The Metalanguage Unit, il mio strumento, al centro di tutto".