CREATIVE MILITANCY _ MILITANZA CREATIVA

L’arte, oggi più che mai, lascia dietro di sé un’ombra,
una sagoma meno luminosa in cui si ritrae
quanto di inquietante e di enigmatico le appartiene.

Quanto più violenta è la luce con cui si pretende di investire l’opera e l’operazione artistica, tanto più nitida è l’ombra che esse proiettano.

Quanto più diurno e banalizzante è l’approccio all’esperienza artistica,
tanto più l’essenziale di essa si ritrae e si protegge nell’ombra.

— Mario Perniola

Ho pensato a lungo se trattare questo argomento, e non perché non sia tematica che sento in maniera profonda. Son tempi di magra per gli idealisti, si sa. Un continuo richiamo al buon senso tarpa qualsiasi afflato di differenza (nel senso profondamente deleuziano del termine), in un continuo rimando a una ricerca di consensi che oltre che apparire smaccatamente interessata sembra davvero non essere nelle corde di molta della musica migliore che viene suonata oggigiorno.

Ho ritrovato il "diurno e banalizzante" di cui scrive il grande Mario Perniola in una recensione che uno dei magazine che si occupa di jazz in Italia ha dedicato al mio ultimo album, NINSHUBAR - From the Above To The Below. Il lavoro non era piaciuto e questo non solo era chiaro, ma non costituiva nemmeno un problema particolare, né per me né per il resto del mondo. Ciò che invece mi lasciava perplesso era il tono, fra il supponente e l'imbecille, che sembrava mettere alla berlina non tanto la musica in sé (cosa peraltro accettabilissima in un contesto recensorio) quanto l'operazione artistica nella sua totalità, il fatto che si trattasse di musica densa, potente, stratificata e multidimensionale, accompagnata anche da un testo che ne fosse compendio ideale. La sensazione che musica decisamente articolata venisse accolta con una supponenza condita di un'ironia assolutamente di moda oggi, quasi a volerne sancire l'inutilità proprio in virtù delle sue caratteristiche peculiari e costitutive, beh, mi ha convinto a buttar giù due righe sulla tematica della militanza creativa.

Nel suo Il Resto é Rumore Alex Ross scrive, a proposito del movimento compositivo noto come Nuova Complessità, corrente di cui fa parte, tanto per capirsi bene, un autore come Brian Ferneyhough: "per i giovani compositori [la musica] diventa un nuovo rifugio inespugnabile all'interno di una cultura ipercommercializzata che detta le scelte artistiche in base a indagini di mercato e focus group". Ha colto il punto in pieno: il rifugio inespugnabile, l'avamposto belligerante, o per dirla in maniera meno combattiva, un'opportunità vera, che un individuo sceglie per sé filtrandola attraverso le spasmodiche pressioni dei meccanismi mediatici e mediatizzanti

L’essenziale è cominciare a sottrarsi, nelle piccole come nelle grandi cose,
a quel “pensiero unico” che pretende di appiattire sotto il suo rullo compressore dell’economia ristretta e quantitativa tutti gli aspetti dell’esistenza.

La nuova sintesi estetica può fornire così le coordinate teoriche e gli strumenti concettuali che consentono di trasformare la crescente insofferenza
nei confronti della comunicazione massmediatica,
in una strategia globale di resistenza e di lotta.


— Mario Perniola

Perniola scrive di "pensiero unico" e sebbene gli adepti della civiltà dello spettacolo (cito Vargas Llosa) si adopereranno per screditare questa tesi, questo "pensiero unico" esiste davvero e in sotto molte forme. Come "sottrarsi"? Come dare forma alla "crescente insofferenza"? Come mettere a punto una raffinata ed efficace "stratega globale di resistenza e di lotta"? Questa "nuova sintesi estetica" è figlia della militanza creativa. Si milita creativamente quando si mettono in atto strategie alternative al mainstreamQui riporto "Sull'Immersività" lo scritto che accompagna il mio album NINSHUBAR - From the Above To The Below, in cui metto a fuoco quali sono alcuni aspetti di militanza creativa che faccio confluire attraverso la mia musica.

Dato che spesso la musica arriva prima e meglio della parola ricorro poi ad alcuni esempi di musicisti militanti, i primissimi che mi vengono in mente: sicuramente John Cage e Pierre Boulez, in maniera diversa ma complementare. Nominando i suddetti compositori mi attirerò il sarcasmo dei discepoli della sopra citata civiltà dello spettacolo che mi tacceranno di essere un retrogrado, quindi sciorino altri nomi, di oggi, ancora i primi che mi balenano nella testa: è militante la musica di Steve Coleman e di Steve Lehman, di Tim Berne e di Marc Ducret, quella di Maja Ratkje, quella di Dan Weiss e quella di Fausto Romitelli. Musica personale, profonda, multidimensionale, non liquidabile con un ascolto superficiale e distratto, non incasellabile, non imprigionabile nelle gabbie del consenso preconfezionato.

Chiudo questo post linkando qui un altro scritto che ho dedicato alla musica, a cosa essa rappresenti per me.


SPUNTI: Molti sono i testi che ho letto sull'argomento militanza creativa, è una faccenda che mi sta a cuore. Mi sento di proporre Arcana - Musicians On Music, una magnifica serie di volumi (sono sette, ma per ora ne posseggo solo uno) curati da John Zorn che raccolgono riflessioni di musicisti e compositori di oggi, ognuno impegnato a militare creativamente nel proprio settore musicale. Letture imperdibili, così com'è imperdibile la motivazione che porta Zorn a dar loro forma: leggo nella prefazione del primo volume che "this book exists to correct an infortunate injustice, the incredibile lack of insighful critical writing about a significant generation of the best and most important work of the past two decades". Come si dice: God Bless Him!