ISPIRATION OR...OVERWHELMING? _ ISPIRAZIONE O...SOPRAFFAZIONE?

Davanti alla massa di informazioni più o meno inutili che riceviamo nell’ambito del sonoro,
l’unica risposta valida dell’individuo è la sua esigenza personale,
il rifiuto di rassegnarsi a tutto ciò che arriva.
Deve fare una selezione, saper distinguere tra quello che è importante,
addirittura fondamentale, e quello che è transitorio, futile e quindi ingombrante.
— PIERRE BOULEZ

Nell'editoriale di Febbraio 2017 del magazine Modern Drummer, Mike Dawson scrive di uno dei principali problemi di chi faccia musica oggi: la sensazione di essere letteralmente sommersi dalle informazioni, di non riuscire nemmeno lontanamente ad afferrare le cose, a pervenire a una sensazione di equilibrio, di stabilità. Ora: se la tematica è tutt'altro che originale, ho invece apprezzato moltissimo il coraggio. Qualsiasi critica mossa allo stile di vita cui siamo di fatto condannati da un turbo-capitalismo consumista che ha nella tecnologia l'ultimo, terribile e potentissimo, braccio (non più armato, non ce n'è davvero più bisogno, basta molto ma molto meno...), ci fa apparire come degli esseri vetusti, incapaci di adattarsi, restii a qualsiasi forma di innovazione. A maggior ragione, se la critica arriva dal magazine più influente del mondo in materia di drumming, è davvero significativa perché probabilmente gli attirerà addosso critiche da ogni dove.

Il titolo dell'editoriale (che allego di fianco a queste righe) è "Signal To Noise" e, significativamente, mi fa sorridere riflettendo sulle contraddizioni che mi caratterizzano: mi lamento del "caos" informativo, dell'horror pleni, del "noise", ma in realtà amo la musica potente, densa, ricca di significati e stimoli. Ricerco spazio e solitudine, con il silenzio che essi portano in sé, per creare musica aggressiva e intensa. Ma forse questa è un'altra cosa...

Mike ricorda di quando lui ha cominciato a suonare, di come fosse imperativo, nell'era pre Internet, cercare di reperire ogni sorta di informazione disponibile: dischi, libri, articoli, seminari - qualsiasi cosa potesse nutrire il desiderio di crescita. Per me era lo stesso. Oggi, ovviamente, il problema è opposto: cercare, disperatamente, di districarsi fra la gigantesca massa di informazioni di ogni tipo, a portata di un click, gratuitamente e senza sforzo. Il passaggio da una dimensione in cui si spremevano letteralmente al massimo le potenzialità di un singolo media a disposizione, fosse esso un disco, un video, una rivista, un bootleg registrato di nascosto su un registratore a cassette a una clinic (fatto mille volte!), a un momento storico in cui è impossibile riuscire a gestire anche una minima parte delle informazioni a disposizione, anche quelle super specifiche, si è compiuto, e noi ci siamo nel bel mezzo.

Dawson propone una soluzione cui, credo, molti di noi sono già arrivati: imporsi una selezione, attivare dei criteri che ci portino a filtrare ciò che più ci interessa o appassiona nell'oceano di nozioni, spunti, punti di vista, idee e quant'altro. Facile più a dirsi che a farsi: la curiosità di scoprire, di ascoltare nuova musica, nuovi drummer, nuove tecniche, approcci freschi allo strumento, nonché, importante, la paura di rimanere in un certo qual modo indietro, di sentirsi tagliati fuori da un "flusso", di sentirsi giudicati come, appunto, antidiluviani, non giocano a favore della messa in atto di tale strategia.

La cosa più importante, a mio avviso, è volersi bene: riconoscere a noi stessi quando ne abbiamo abbastanza, la possibilità di rallentare, di ignorare volutamente qualcosa che invece è ritenuto indispensabile. Cercare poi di attingere da fonti che ci ispirano credibilità: musicisti, istituti musicali, piattaforme web ben organizzate e gestite. Ovviamente far musica, ascoltarne tanta, certo, ma evitare di esserne soppraffatti. Fare in modo, a nostra volta, di non ingolfare il web con materiali scadenti, non compiuti, tendenzialmente inutili, offrendo al mondo una selezione di ciò che siamo filtrando ben bene, in primis, su di noi.

Il guaio di questa tematica è che tutte le volte che la si tocca si rischia il moralismo e per questo chiudo qui, senza aggiungere letture consigliate (che mi farebbero sembrare ancora più polveroso). Chi ha voglia si spulci l'editoriale qui a destra!