Dave King - KING FOR TWO DAYS (2012)

Davvero un gran bel video questo King For Two Days, cronaca della due giorni che il Walker Arts Center di Minneapolis ha dedicato a Dave King, nativo della città e uno dei drummer più intelligenti e motivated degli ultimi anni. L’ho scoperto grazie a Give, uno dei dischi della sua band principale, The Bad Plus. La musica mi è piaciuta subito: estremamente personale, intelligente e moderna, senz’altro un’originale approccio al trio jazz. Ho provato poi una simpatia istintiva quando ho letto, in un’intervista pubblicata dal magazine Modern Drummer, che le prime scorribande sui tamburi Dave le aveva fatte con alle spalle un poster di Peter Criss, il mitico “gatto” dei Kiss.

King For Two Days ospita tanti protagonisti del jazz attuale: dai due abituali trii di King, Happy Apple e The Bad Plus, a Craig Taborn e Tim Berne, fino alla Dave King Trucking Company con come ospite Chris Speed. Bella musica, in un contesto rilassato e divertito; notevoli i momenti delle prove in uno sgabuzzino del teatro.

Spulcio la mia discoteca e ritrovo diversi album in cui Dave suona: due lavori degli Happy Apple (Youth Oriented del 2002 e The Peace Between Our Companies del 2005) e cinque cd dei The Bad Plus (The Bad Plus del 2001, These Are The Vistas del 2003, il già citato Give del 2004, Suspicious Activity del 2005 e Prog del 2007). Musica fresca ed ispirata, da ascoltare!

Anche questo video è acquistabile tramite la piattaforma Vimeo.

Morgan Agren - CONUNDRUM_ A PERCUSSIVE MISADVENTURE (2013)

Morgan Agren è uno dei miei batteristi preferiti. Figura piuttosto underground del drumming mondiale, nel senso che la sua maestria sullo strumento e la visionaria creatività che da decenni mette in atto attraverso i suoi progetti non sono, a mio avviso, abbastanza riconosciuti, mi piace per via del suo essere stilisticamente sfuggente. Dotato di grande facilità strumentale ma allo stesso tempo musicista stralunato e autoironico, ha ispirato legioni di batteristi desiderosi di sviluppare una personalità non troppo facilmente imbrigliabile.

Il video è un docu-film girato con stile ed eleganza e racconta del viaggio che il batterista svedese compie negli Stati Uniti in cerca di connessioni o di riscontri proprio sul suo aver ispirato batteristi d’oltre oceano, in particolare nel sottogenere del Metal denominato Djent (che, per capirsi, annovera fra i suoi principali esponenti band come Meshuggah e Animal As Leaders).

Attraverso le testimonianze di molti musicisti illustri, fra i quali Dweezil Zappa, Marco Minnemann, Mike Keneally e Tosin Abasi, il video si fruisce piacevolmente e si snoda attorno a quella che sembra essere the ultimate question che tormenta Agren (e credo non solo lui): “the music or the money?”. La domanda è in realtà un simpatico pretesto per parlare di musica senza altri fini, dato che Morgan suona quello che suona da decenni e non sembra, fortunatamente, pentito delle proprie scelte.

I miei personali highlights: il racconto della performance fatta con la Frank Zappa Band da un Agren giovanissimo, il pellegrinaggio che Morgan fa alla casa dove Captain Beefheart registrò uno dei suoi dischi più celebri (Trout Mask Replica del 1969) e, notevole, l’incontro fra il batterista svedese e il grande Simon Phillips, nello studio di registrazione di quest’ultimo, noto per curare maniacalmente il suono delle sue batterie e dei lavori in cui è coinvolto, momento in cui Agren da l’idea di essere più perplesso che impressionato dalla dettagliata descrizione che Simon fa dello studio e delle attrezzature che ne fanno parte.

Video molto bello, atipico e per questo consigliatissimo, acquistabile sulla piattaforma Vimeo.

Ed Saindon - EXPLORATION IN RHYTHM, VOLUME 1: RHYTHMIC PHRASING IN IMPROVISATION (2007)

In linea con il post precedente scrivo ancora di groupings stavolta attraverso il bel libro di Ed Saindon pubblicato da Advance Music, una vera e propria garanzia per quanto riguarda i materiali didattici per batteria e percussione. Spulcio il mio archivio e ci trovo un bel po' di metodi pubblicati negli anni dalla casa editrice tedesca: l'acquisto più recente, Pure Rhythm di Adam Rudolph (2005), gli ottimi "minus one" A Rhythmic Concept for Fusion/Funk Drums di Peter O'Mara e Christian Lettner (2004), Big Band Drumming di Walter Grassmann (2009) e How To Play Drums in a Big Band di Rich Thompson (2012), il tranquillo The Art of Drumming di Robert Kaufman (1993) gli ormai mitologici Jazz Drumming di Billy Hart e Vienna Big Band Machine sempre di Walter Grassmann (1993).

Come il volume di Steve Langone anche questo testo ha un approccio enciclopedico, elencando molteplici combinazioni ritmiche appositamente accentate e raggruppate in maniera da creare l'effetto di sovrapposizione desiderato. Se non mi sembrasse eccessivamente profetico mi verrebbe da scrivere che oggi, nel 2106, studi ritmici di questo tipo sono quasi indispensabili, viste le tendenze (e le capacità) ritmiche di molti batteristi a giro per il mondo.

Exploration ha un fratello gemello, Advanced Rhythms In Improvisation. Dato alle stampe sempre da Advance nel 2013, è altra eccellente pubblicazione dedicata stavolta ai poliritmi veri e propri. Lodevole il fatto che l'autore abbia scelto di separare l'argomento groupings rispetto all'argomento poliritmi, cosa che e stata fatta rarissimamente se non negli ultimi anni ingenerando un bel po' di confusione in merito, anche solo in materia terminologica.

Menzionando i poliritmi, uno dei miei argomenti preferiti in assoluto, beh, mi è davvero impossibile tenere a freno i polpastrelli e, dopo aver rovistato ben bene nell'apposito reparto della mia biblioteca, mettermi a sciorinare, con una punta di infantile orgoglio, i volumi dedicati all'argomento in questione. Comincio con il super classico Musicians Guide to Polyrhythms, Voll. 1 & 2 di Peter Magadini che posseggo nelle due edizioni originali datate 1967 e 1970 (sul web circolano pure i suoi simpatici "26 Official Polyrhythm Rudiments"); proseguo con un altro volume di Magadini, il meno conosciuto Poly-Cymbal Time del 1983; aggiungo il notevolissimo Die Rhythmik der Neuen Musik di Wolfram Winkel (1998); chiudo con i due volumetti di Ari Hoenig e Johannes Weidenmueller, Intro To Polyrhythms (2009) e Metric Modulations (2012), efficacissimi in quanto collocati al confine fra trattazione puramente poliritmica e orchestrazione sul drumset tesa all'ottenimento di modulazioni metriche. Per evitare manifestazioni troppo evidenti di maniacalità tralascio quei testi che trattano i poliritmi in maniera più marginale, sennò non la smetto più.

Steve Langone - ADVANCED RHYTHMIC CONCEPTS FOR THE MODERN DRUMMER, VOLUME 1: SUBDIVISIONS AND GROUPINGS (2014)

Questo settembre è mese che dedico ai groupings, termine che definisce alcune tecniche di raggruppamento e orchestrazione estremamente efficaci per l'elaborazione di effetti in stile modulazione metrica: semplificandone un po' la descrizione, trattasi di una sorta di effetto di modificazione della velocità di esecuzione di un ritmo rispetto a una pulsazione o. per dirla con Gavin Harrison (da lì il titolo di uno dei suoi libri, pubblicato nel 1996), di una rhythmic illusion, di un'illusione ritmica

Il libro di Langone, il primo di due volumi dedicati ad approcci ritmici più approfonditi, ha carattere enciclopedico, elencando una lunga serie di combinazioni ritmiche dedicate, appunto, a far coincidere quelle che lui definisce la "primary" e la "secondarypulse, cioè la pulsazione di base e quella che viene sovrapposta grazie al raggruppamento di note e accenti opportunamente orchestrati.

Il volume stanzia da tempo sui miei leggi, l'argomento groupings mi interessa: credo possa essere un buon alleato per integrare nuove modalità interpretative alle strategie di scardinamento del tempo che già conosco 

Vivamente consigliato agli amanti del drumming articolato e concettuale.


PS1: dato che ho usato il termine "scardinamento" riguardo ad approcci alternativi al timekeeping mi viene spontaneo riportare una per me illuminante definizione di Gilles Deleuze, uno dei miei filosofi, preferiti riguardo proprio a ciò che egli definisce Il Tempo Scardinato. Eccola:

Il cardine è ciò che assicura la subordinazione del tempo ai punti esattamente cardinali per cui passano i movimenti periodici che il tempo misura. Il tempo fuori dai cardini significa invece il tempo sconvolto che, uscito dalla curvatura impressagli da un dio, liberato dalla propria figura circolare troppo semplice, affrancato dagli eventi che ne costituivano il contenuto, rovescia il proprio rapporto col movimento, in breve si scopre forma vuota e pura.

E' il tempo stesso che si svolge (che cessa cioè apparentemente di essere un circolo), invece che qualcosa si svolga in esso (secondo la figura troppo semplice del circolo). Il tempo cessa di essere cardinale e diviene ordinale, puro ordine del tempo.

Holderlin dice che cessa di rimare poiché si distribuisce in modo ineguale da una parte all'altra di una cesura rispetto alla quale principio e fine non coincidono più.


PS2: ho citato un libro di Gavin Harrison (Rhythmic Illusions del 1996) e non posso esimermi dal fare altrettanto con gli altri lavori del batterista inglese che sono in mio possesso, tutti dedicati all'argomento groupings e orchestrazioni alternative. Trattasi di Rhythmic Perspectives del 1999 e dei due dvd Rhythmic Horizons e Rhythmic Visions, rispettivamente del 2006 e 2007.

Steve Smith - PATHWAYS OF MOTION (2015)

Steve Smith è uno di quei personaggi che tirano fuori per davvero il batterista "secchione" e maniaco che è in me. 

Drummer sopraffino, dal suono caldo e profondo, tecnicamente ed ergonomicamente impeccabile nonché appassionato conoscitore di storia della batteria (e da molti anni equipaggiato SONOR...), mi costringe tutte le volte ad accaparrarmi bulimicamente i suoi lavori in video e in cartaceo/digitale.

E' stato così per i suoi celeberrimi Part One e Part Two, entrambi del 1987, le cui vhs ho letteralmente consumato e per i più recenti Drumset Technique/History Of The U.S. Beat (2002) e Drum Legacy (2008), pregni di grande drumming e di preziose informazioni tecniche e storiche. Indimenticata (e ancora conservata in vhs originale) la sua performance al Buddy Rich Memorial del 1991, leggendaria la sua Hilite rossa, e, spulciando per bene fra i miei video, lo ritrovo pure in un Modern Drummer Festival del 2006 (con la medesima performance confluita in Drum Legacy) e in The Art Of Playing Brushes del 2007. Se poi mi trasferisco fra i miei libri eccotelo anche nel bellissimo The Roots Of Rock Drumming del 2013, anche se solo come additional editor. Una garanzia!

Per questo Pathway Of Motion ho addirittura optato per il pre-order, tanta era la fiducia e, facezie a parte, il desiderio sincero di condividere ancora le strade percorse da questo grande drummer. 

Il lavoro ruota attorno al matched grip e a quattro versioni che Steve ha identificato a seconda delle sue necessità tecniche ed espressive. I quattro grip sono sviscerati, in perfetto stile Steve Smith, passando attraverso un approccio molto classico alle risorse tecnico-linguistiche della batteria: alcuni rudimenti base, sticking derivati dal paradiddle, orchestrazioni semplici e, ovviamente, la Moeller Technique, ponendo peraltro molta enfasi su quello che lui (e non solo lui) chiama il drumset approach, il modo cioè di stare sullo strumento in maniera più rilassata possibile sfruttando le naturali possibilità di movimento del corpo e, soprattutto, il rebound, il rimbalzo.

Una grande aggiunta alla mia libreria musicale, libro e dvd letti e visionati con sincera gioia e con la fiducia che scaturisce dalla percezione e dal conseguente riconoscimento dell'autorevolezza della fonte (gran cosa, questa, in tempi di incontinenza dell'informazione…), ma anche (evviva!) con il rinnovato desiderio di imparare da un vero master drummer dei nostri giorni.

Emil Richards - WONDERFUL WORLD OF PERCUSSION (2013)

Emil Richards è per me davvero una figura leggendaria.

Qualche anno prima del web, quando ancora le informazioni viaggiavano su carta e io consumavo i miei Modern Drummer alla famelica ricerca di musica, beh, Emil c'era sempre, e in una maniera per me estremamente accattivante. Era un multi percussionista, un musicista cioè dotato di una preparazione piuttosto ampia nel campo della percussione (cosa questa che risuonava con i miei studi di percussione classica), e sembrava davvero una figura di culto nel mondo della musica, grazie anche a uno speciale legame con la famiglia Porcaro. In più era anche un grande collezionista di strumenti a percussione che ovviamente utilizzava in quello che pareva essere il suo ambito professionale principale: le musiche da film.

E' proprio da questa sua sfaccettatura di cultore di percussioni di ogni sorta che mi sono avvicinato a Emil: a tutt'oggi fa bella mostra di sé un volumetto intitolato World Of Percussion, datato 1972, e appartenente a quella categoria di (bellissimi!) libri tipicamente pre-web, quando ancora le informazioni non circolavano in maniera totalmente libera e gratuita. Moltissimi, infatti, erano i volumi di questo tipo: un ibrido fra catalogo, manuale, dizionario, compendio informativo su tecniche, strumentari, consigli e quant'altro sembrava opportuno.

Spulcio i miei scaffali e ci ritrovo anche The Percussionist's Dictionary di Joseph Adato e George Judy (del 1984), The Logic Of It All di Anthony Cirone e Joe Sinai (del 1977), Scoring For Percussion di H. Owen Reed e Joel T. Leach (del 1969) e Percussion Symposium di Vic Firth (del 1966). Tante belle informazioni, in bianco e nero...

Il libro di Emil si legge proprio bene, fila via fluido e divertente. Dal momento in cui si scopre che il suo vero nome è Emilio Radocchia (!) e che affonda le proprie radici in Abruzzo, è tutto uno stupirsi per l'incredibile percorso musicale fatto di incontri davvero sensazionali. Impossibile riassumere tutti i nomi dei musicisti con cui Richards ha incrociato il proprio cammino, da George Harrison a Frank Zappa, da John Williams a Frank Sinatra. Assolutamente esilarante la lista dei film e delle serie televisive cui Emil ha offerto il proprio contributo percussivo: praticamente quasi tutti i film americani che uno può aver visto!

Il mio personale highlight è a pagina 55: Emil, sigaretta fra le labbra, che, seduto, prepara all'uncinetto un cappello per Peter Sellers. Mitico!

 

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Zoro - THE BIG GIG (2011)

Ho acquistato questo libro in coppia con quello di cui scrivo nel post successivo, Conquering Life's Stage Fright di Mark Schulman, per l'interesse che da tempo provo per la psicologia cognitivo-comportamentale, visti anche i numerosi tentativi di applicazione alla musica e alla performance in generale. In più sono scritti da due batteristi e la sempiterna chimera di scovare qualche segreto ben riposto in un cassetto nascosto della scrivania di qualche collega, beh, fatica a scomparire.

In generale trovo la lettura di questo tipo di testi piuttosto interessante pur essendo consapevole dello scetticismo che la psicanalisi riserva a questa disciplina, scetticismo che in parte condivido visto che le perplessità rivolte alla CBT sono imputate al semplicismo e all'apparente superficialità con cui sono trattati alcuni percorsi terapeutici o anche solo analitici.

Questo detto, mi fiondo alla mia libreria e ci trovo, appunto, un sacco di titoli simili! Due sono proprio drummers oriented, dato che il primo (The Cycle Of Self Empowerment del 2000) è scritto da un batterista, Dom Famularo, mentre il secondo (Mind Matters - Overcoming Common Mental Barriers In Drumming del 2011, autore Bernie Schallehn) è specificatamente dedicato ai batteristi, sulle linee della PNL, la Programmazione Neuro-Linguistica. Proprio sulla PNL, disciplina anche questa su cui qualche dubbio ce l'avevo pure io, si fonda uno dei libri più interessanti sull'argomento: Maestro Di Te Stesso, scritto nel 2010 da Federica Righini e Riccardo Zadra, che riescono molto efficacemente a mediare l'approccio davvero troppo, almeno per me, goal oriented della PNL con una sensibilità e una cura delle sfumature figlia del loro percorso di musicisti.

Fra i miei preferiti ci metto pure due libri di Don Greene, Perfomance Success del 2002 e, in particolare, Fight Your Fear And Win del 2001, ma anche un volume di Eric Maisel, Coaching The Artist Within del 2005. Impossibile poi non citare Effortless Mastery di Kenny Werner (1996), The Inner Game Of Music di Barry Green (1986) e Psicocibernetica di Maxwell Maltz che, visto l'anno di pubblicazione (il 1960!) sembra davvero essere l'antesignano di gran parte di questo tipo di letteratura. Mi è piaciuto molto anche Resisto Dunque Sono di Pietro Trabucchi (2007) anche se è più vicino alla psicologia dello sport.

Leggendo ciò che ho appena scritto mi domando se valesse la pena di far spazio ad altri due volumi che parlano di questi argomenti, ma la passione, si sa, è irrazionale. Facezie a parte, i libri si leggono bene: quello di Zoro è davvero enciclopedico e annovera un'enormità di consigli figli della sua esperienza professionale ad altissimi livelli. Il libro di Mark è più snello e focalizzato, senza però privare il lettore di aneddoti di vita vissuta dietro il drumset e sui palchi di tutto il mondo.

Da leggere, per batteristi che hanno voglia (e magari bisogno) di rafforzare un certo tipo di consapevolezza, o anche solo di scoprire cosa frulla in testa a qualche collega di alto livello professionale.


PS: dato che Zoro è anche un eccellente conoscitore della storia e del linguaggio della battesimo R&b, Funk e Soul segnalo altri due bei volumi sua firma: The Commandments Of R&B Drumming del 1998 e The Commandments of Early Rhythm and Blues Drumming del 2008, quest'ultimo realizzato in coppia con Daniel Glass.