Patti Niemi - STICKING IT OUT (2016)

La curiosità con cui ho acquistato questo libro era davvero molta.

Sui miei scaffali, infatti, non sono poi così numerose le autobiografie di percussionisti classici e, mettendomi a cercare, due volumi mi capitano facilmente tra le mani: l'affascinante Drum Roll, l'autobiografia di Sir James Blades datata 1977 e da me trovata in un polveroso negozietto di libri usati di New York, e il magnifico The Percussionist's Art di Steven Schick (2006), che pur non essendo una vera e propria autobiografia racconta il percorso di questo grande percussionista attraverso alcuni brani del suo repertorio solistico (libro, questo, che annovero fra i miei TOP FIVE per ciò che riguarda la letteratura che tratta di percussione - vedi qui).

Il libro di Patti parte con il piede giusto considerato che in copertina fa bella mostra di sé una presentazione di Neil Peart, e Il racconto si snoda bene, riportandomi alla mente i miei studi di percussioni classiche, di cui ho un bellissimo ricordo: tanta musica suonata, in orchestre sinfoniche ed ensemble di percussioni e da camera.

Ho divorato il libro in pochi giorni, apprezzandone soprattutto l'onestà con cui l'autrice parla non tanto dell'estenuante routine di practice cui si sottoponeva (ci siamo passati in molti, e a me poi non pesava - e pesa - nemmeno troppo...) quanto della lotta contro l'ansia da prestazione, affrontata anche con l'uso di farmaci, e del rapporto con le audizioni per diventare membro stabile delle orchestre: fra musicisti, a tutt'oggi e piuttosto incredibilmente, permane una sorta di cappa di omertà riguardo la questione delle malattie professionali o dei disturbi fisici e psicologici che affliggono i musicisti. E' per me davvero inconcepibile come, in un momento di ipertrofia didattica spaventosa, con centinaia di scuole che offrono programmi che trattano praticamente di ogni argomento musicale, non siano previsti percorsi che insegnino a conoscere il proprio corpo e a relazionarsi con gli specialisti che trattano queste problematiche (che peraltro non sono poi numerosi nemmeno quelli).

Un libro da leggere, senza dubbio, anche per respirare l'atmosfera dei super college americani, mito senza tempo per intere generazioni di musicisti.