THE METALANGUAGE UNIT

ALESSIO RICCIO - 2001


Il notevole beneficio di alterare i parametri che costituiscono una batteria diciamo “classica” consiste nel fatto che non si potrà essere più giudicati secondo dei criteri standardizzati.

Se un determinato set non ha più lo hi-hat o i piatti,
e il rullante è stato “ornato” con delle catene,
e magari i tom elettronici suonano come bottiglie di plastica,
difficilmente si potrà essere accusati di non avere il suono dei batteristi di riferimento.

Inventando le proprie regole e i propri criteri espressivi,
e introducendo nella nostra musica un desiderio di offuscare deliberatamente
i riferimenti musicali standardizzati,
potremmo davvero giungere a un suono originale.
— Bill Buford

THE METALANGUAGE UNIT 1.0 - 1994 (vista frontale)

 

THE METALANGUAGE UNIT 1.0 - 1994 (vista posteriore)

 

STRUTTURE CONCETTUALI

      Il fine principale del mio operato di artista è permettere all’originalità, intesa come ciò che è mio ab origine, di manifestarsi compiutamente.

      Lungo la mia dimensione l’oggetto-strumento si è disfatto senza tregua, formandosi e deformandosi, trasformandosi e riformandosi, opponendosi alla neutralizzazione delle facoltà intellettuali e ascoltando la voce della spiritualità, impossibile da ignorare perché figlia dell’istinto che impone di perseguire il proprio credo. Cassirer suggerisce che “non l’inerte contemplazione dell’essere come realtà obbiettiva e immutabile, ma il continuo trasformare ogni cosa formata è il compito che ci è posto” e il batterista si trova in una condizione privilegiata poiché lo strumento è costituito da un assemblaggio di diversi elementi, ognuno in possesso di una propria e unica dimensione timbrica, storica e culturale: la variazione della loro visione d’insieme caratterizzerà in maniera inequivocabile le possibilità sonore a disposizione nonché l’arbitrarietà del loro utilizzo.

      Le soluzioni espressive che adotto sono figlie di The Metalanguage Unit, sono nate apposta per essa, non avrebbero senso estrapolate dal suo contesto, acquistano valore solo materializzandosi al suo interno. Nell’ambito di TMU ogni gesto ha una sua risposta timbrica, che può accadere solo in quello spazio sonoro e in nessun altro posto: gesto rituale, che evoca, che rende unica l’esperienza del suono. TMU è, al tempo stesso, ambiente che crea la tecnica e ambiente creato dalla tecnologia costruttiva e dalla manipolazione, ambiente intermedio tra le proprie tendenze e il mondo esterno, ambiente derivato, personale, che libera l'uomo dalla specie. TMU non è luogo che mi ospita ma progetto per la costruzione del mio mondo ed è frutto dell'intima interdipendenza tra il processo di integrazione conoscitiva, che travolge le barriere interposte tra le singole discipline, e quello dell'invenzione tecnica e dell'innovazione tecnologica, che unifica le diverse forme del fare in un unico contesto creativo.

      TMU è espressione di immaginazione militante, potenza liberata, inaccessibile e feconda, casuale e necessaria, forma capace di attraversare spazi multipli. Un po' mi spaventa: il suo essere qualcosa di smisurato, che seduce e annichilisce continuamente, mi obbliga a procedere oltre, tra tecnologia ed estasi.

 

THE METALANGUAGE UNIT 2.0 - 1996 (vista frontale)

 

THE METALANGUAGE UNIT 2.0 - 1996 (vista posteriore)

 

RIELABORAZIONE MECCANICA

      TMU è uno strumento talmente ingigantito in termini di potenza ed estensione che porta a riflettere sulla differenza tra la tecnica tradizionale e i suoi sviluppi futuri.

      Finché lo strumento rimane legato alla sua configurazione standardizzata il batterista può ancora rivendicare la sua oggettività e il suo dominio sulla strumentazione tecnica, poiché essa è semplice mezzo il cui significato è interamente assorbito dal fine. Ma quando lo strumento aumenta quantitativamente al punto da rendersi disponibile per la realizzazione di qualsiasi fine, allora muta qualitativamente lo scenario poiché la cresciuta disponibilità dei mezzi tecnici dispiegherà il ventaglio di qualsivoglia fine che per loro tramite può essere raggiunto e il principale effetto del capovolgimento del mezzo in fine è l’autonomizzazione dello strumento.

      TMU permette questa mutazione, non cessa di costruire qualunque sia la posizione assunta dall'etica: essa esprime una forza mostruosa e su una struttura così imponente concetti quali dominio o controllo sono assolutamente fuori luogo, ne uscirei distrutto. Nasce invece una forma di collaborazione attiva, di compartecipazione di forze, in direzione di un’apertura che non ha in vista tanto il raggiungimento di un risultato quanto il capovolgimento nell’uso abituale dell’esperienza, anelando a una propria trasformazione soggettiva, verso la desituazione jaspersiana, che indica la presa di distanza dell’uomo da sé e dalle posizioni raggiunte in vista di un loro oltrepassamento.

Dove il limite è ignoto, ignoto rimane il criterio.

 

THE METALANGUAGE UNIT 3.0 - 1998

 

TEMENOS

      The Metalanguage Unit è il mio temenos, spazio sacro delimitato da speciali regole nel quale hanno luogo accadimenti unici, luogo dedicato alla ritualità legata a ogni istante del fare musica.

      Gli elementi che ritualizzano ciò che facciamo quotidianamente non sono altro che particolari ornamenti o caratteri di elaborazione che sacralizzano, separano, intensificano: costruirli, prepararli, prendersi cura di essi è liberare la mente e il corpo e, nel perfezionare la mia scultura sonora, nel prepararmi a creare, sto in realtà già creando.

      TMU è un laboratorio per sperimentazioni sulla coscienza, laboratorio che si trasforma da campo circoscritto della sperimentazione a dimensione coestensiva del mondo, spazio senza tempo ove tutto si placa. Al suo interno suonare è una forma di preghiera che trasfigura il vissuto in un atto liberatorio: il temenos come tappeto di qualsiasi preghiera, anche quella senza un dio.

 

THE METALANGUAGE UNIT 4.0 - 2001 (vista frontale)

 

THE METALANGUAGE UNIT 5.0 - 2003 (dettaglio)

THE METALANGUAGE UNIT 4.0 - 2001 (vista posteriore)

 

THE METALANGUAGE UNIT 5.0 - 2003 (dettaglio)